il design a milano

11 marzo 1915: nasce il manifesto per la “Ricostruzione futurista dell’universo”, testimonianza concreta di come in Italia ci si ponga ormai il problema del rapporto tra l’arte e la produzione artigianale o industriale. Tra i pionieri va ricordato Gio Ponti, nato nel 1891. Ma l’evoluzione del design alla milanese passa anche attraverso il chiaroscuro di Fortunato Depero, creatore dei manifesti pubblicitari della Campari . Nel dopoguerra, gli anni della concretezza. Bisogna ricostruire, senza troppi orpelli. Case, arredi, mezzi di trasporto devono essere pratici e poco costosi. Il disegno torna a riproporsi in forme artistiche e accessorie a partire dagli anni Cinquanta, quando chi produce inizia a comprendere di più e meglio l’importanza della forma. Chi lavora in questo campo non è più solo un artista che tratteggia un profilo, ma è un esperto che dà suggerimenti a chi fabbrica affinché il prodotto finale sia più funzionale e non soltanto bello. E si arriva così agli anni più recenti del Salone del Mobile: degli oggetti per la cucina di Guido Venturini  e Stefano Giovannoni  e della Macchina Sforna Idee  di Luigi Semeraro e Filippo Protasoni. 
Come segnala la Camera di Commercio di Milano, la Lombardia è tra le regioni italiane quella in cui trovano più spazio i mestieri creativi, grazie anche alla massiccia presenza di imprese che forniscono servizi di consulenza per la comunicazione, il marketing, l’immagine. L’analisi per professioni diffusa nel rapporto “Tribù creative nella città infinita”, vede prevalere il design e l’organizzazione di eventi con annessa comunicazione: sono questi, precisa il report, i due settori di punta del terziario avanzato milanese.

“Davanti a un cartellone del giovane artista trentino il passante deve soffermarsi con un grido di sorpresa. La sua tavolozza ci arresta di colpo come se ci ficcassero le dita negli occhi. Il suo disegno invita alla meditazione di un minuto: quanto è necessario per catturare momentaneamente l’attenzione del pubblico”. Così scriveva alla fine degli anni Venti un giornalista rimasto anonimo a proposito di Fortunato Depero.

depero