i governi

Tra il 2008 e il 2009 mentre stava scoppiando la bolla dei mutui subprime e iniziava la recessione internazionale l’Unep (la sezione delle Nazioni Unite che si occupa di programmi di protezione ambientale) chiede un Global Green New Deal ("accordo globale verde"): un patto per incoraggiare i governi a sostenere la graduale trasformazione verso un'economia più verde. Il nuovo patto ha lo scopo di dare un impulso alla ripresa economica e all’occupazione e, contemporaneamente, accelerare la lotta contro i cambiamenti climatici, il degrado ambientale e la povertà.

Secondo l’Unep 3 trilioni di dollari vanno investiti nel settore dell’efficienza energetica, nelle fonti di energia rinnovabili, nel trasposto sostenibile e nella protezione ambientale. Secondo questo documento i governi del G20 devono investire almeno 750 miliardi di dollari dei fondi stanziati nei pacchetti di stimolo nella green economy, per ridurre la dipendenza dalle fonti di energia inquinanti e per generare buoni posti di lavoro.

Tra i primi a crederci, all’inizio del 2009, è stato il presidente americano Barack Obama che ha investito 50 degli 800 miliardi del programma di stimolo all’economia al settore dell’energia pulita.

Per quanto riguarda l’Europa la leadership appartiene alla Germania.

Nel 2009 in Germania già 1 milione e 800 mila persone lavoravano nel settore della protezione ambientale.

Con 50 miliardi di dollari investiti dal 2009 gli Stati Uniti sono al vertice della corsa verso un’economia a basso impatto ambientale.
La maggior parte dei green jobs in Usa si trova nel settore dell’energia solare, seguiti dal biocarburante, dallo smart grid (distribuzione intelligente dell’energia), dall’efficienza energetica e dall’eolico.
A tallonare Washington è Pechino che, a dispetto della sua immagine di grande inquinatore, ha investito 35 miliardi di dollari nel settore, principalmente nel solare termico. In Cina si contano già 700mila lavori verdi.