expo 2015

In principio furono le stime. Quelle della Camera di Commercio di Monza e Brianza, per esempio, che parlavano di oltre 8.200 posti di lavoro in più tra alberghi, ristoranti e negozi della zona. Poi arrivò la dichiarazione di Giuseppe Sala, amministratore delegato della società Expo 2015 dal luglio del 2010: “assumeremo una quarantina di ingegneri ”.

Un’esposizione universale come quella che Milano ospitò nel 1906 e come quella che, tra mille stop and go, la capitale economica d’Italia sta preparando genera investimenti, dunque occupazione. Sì, ma per chi? Quando, nella primavera del 2008, il centro finanziario del Paese ebbe la meglio sulla turca Smirne, si parlò di investimenti pubblici per circa un miliardo e mezzo di euro e di 70mila posti di lavoro. E iniziarono a circolare le prime previsioni: 29 milioni di visitatori in sei mesi nel 2015 e 44 miliardi di guadagni per le imprese e i commercianti. Uno dei siti legati alla manifestazione dedicò una pagina al reclutamento. C’era scritto: “cerchiamo persone con forti capacità di innovazione, creatività e adattamento, guidate da una grande energia e dalla motivazione a contribuire a un grande processo di cambiamento”. Nessuna specifica su qualifiche e ruoli. Solo un indirizzo e-mail a cui spedire i cv, con la raccomandazione di citare l’area di interesse nell’oggetto (Itc, Marketing, Acquisti, etc).

E la promessa di venire ricontattati da Expo 2015 Spa, la società che si occupa dell’esposizione. Qualche tempo dopo, in concomitanza con l’annuncio dell’ad, sul sito ufficiale è comparso un avviso di ricerca per “dieci ingegneri”. Le parole di Sala sono state, a modo loro, un evento nell’evento: perché per la prima volta dalla primavera del 2008 un manager di Expo ha fatto nomi e numeri. Possibile ipotizzare, al momento, che col tempo ai tecnici si aggiungeranno architetti, cuochi, camerieri, hostess, operatori di imprese di pulizie, interpreti.
Un passo alla volta.

Sembra ieri.
Dopo più di un secolo, l’Expo torna a Milano. L’ultima volta, nel 1906, il tema della manifestazione fu La scienza, la città e la vita. L’Expo del 1906, organizzata per celebrare l’apertura del tunnel del Sempione – il traforo più lungo del mondo che metteva in collegamento ferroviario Milano e Parigi – fu un successo. 250 padiglioni per celebrare il progresso scientifico, tecnico e industriale, insieme ai trasposti e ai mezzi di comunicazioni più moderni dell’epoca. L’Esposizione internazionale occupava circa un milione di metri quadri su due aree: il Parco del Castello Sforzesco (dall’Arco della Pace al Castello) e la Piazza d’Armi che, nel 1923, sarebbe diventata la sede della Fiera di Milano. Le due zone erano collegate da una allora modernissima ferrovia elettrica sopraelevata. Le nazioni partecipanti furono 40, 13mila gli espositori e 7 milioni i visitatori. Di quell’Expo rimane un padiglione in stile liberty progettato dall’architetto Sebastiano Locati: oggi è la sede dell’acquario civico.