Studiare paga, ma in Italia paga meno che all'estero

In Italia il sistema produttivo non assorbe in misura sufficiente l'aumento del pur basso numero di laureati, deprimendo la dinamica dei premi retributivi associati ad un maggiore livello di istruzione. Inoltre, tra i paese OCSE l'Italia si caratterizza per un'elevata distanza tra le retribuzioni medie della componente più giovane e di quella più anziana: la progressione salariale è determinata in buona parte dall'anzianità lavorativa più che dal livello di scolarizzazione.
11 luglio 2012 - Chiara Tentori (c.tentori@provincia.milano.it)

In Europa le retribuzioni dei lavoratori con istruzione terziaria superano mediamente del 48,3% quelle dei lavoratori con istruzione secondaria. Il dato italiano si ferma al 36,2%. Dal 2005 i premi retributivi legati ad un maggiore livello di istruzione sono calati nel nostro Paese del 10% contro il 4% della media Ue (in Germania sono saliti del 10%). A rendere di più sotto il profilo del reddito sono le discipline scientifiche: limitatamente al solo lavoro dipendente i laureati in ingegneria e in medicina percepiscono un reddito superiore al 10% rispetto alla media, mentre le lauree in discipline umanistiche e sociali e quelle in lingue rendono oltre il 10% in meno. Tra i diplomi di scuola secondaria superiore il rendimento più elevato si riscontra per gli istituti tecnici, che garantiscono un reddito mediamente superiore rispetto ai licei e agli istituti professionali.

  

Complessivamente l’investimento in istruzione continua a pagare in termini di occupabilità. Tra il 2007 e il 2010 gli occupati sono diminuiti in Italia di 350 mila unità,frutto di una contrazione di circa 850 mila persone con al massimo la licenza media o il diploma triennale e un incremento di oltre 500 mila con titolo di studio medio-alto (diploma di scuola secondaria superiore o titolo universitario). Anche l’analisi della disoccupazione conferma questo vantaggio ottenuto grazie allo studio: tra il 2007 e il 2010 sono state colpite maggiormente le persone con titoli di studio più bassi e nel 2011, infatti, il tasso di disoccupazione degli individui poco scolarizzati si attesta su livelli doppi rispetto a quelli registrati per coloro che possiedono un titolo universitario (laureati 5,4%, diplomati quasi 8% e chi ha la licenza media 10,4%). Rimane tuttavia anche in questo caso uno svantaggio dell’Italia rispetto ad altre realtà europee: il tasso di disoccupazione dei laureati italiani è aumentato nel 2007-2011 dell’1% mentre in Paesi come Germania è diminuito dell’1,4. Gli occupati con istruzione terziaria sono aumentati del 10% dal 2007 ma la media europea è pari al 14% (in Germania 17,8%).

Fonte: ISFOL notizie, n. 6-2012