chimica

Le più grandi imprese italiane operanti nel settore della chimica hanno visto la luce a Milano. E Milano ha accolto i primissimi laboratori.
gomme pirelliUn nome per tutti: Pirelli. Nel 1918, l’azienda fondata quarant’anni prima per produrre manufatti in gomma apre un proprio laboratorio dedicato alle ricerche chimiche e chimico-fisiche. Gomma, fibra, farmaceutica, alimentari: ancora oggi, è in questi ambiti che trova lavoro l’esperto in chimica. “Le figure professionali più ricercate nel settore chimico restano quelle del ricercatore, del tecnico di laboratorio e del conduttore di impianti”, dice Federchimica.  Che aggiunge: "c'è ancora una certa difficoltà nel reperire periti chimici di qualità da inserire sia in laboratorio sia in produzione, dal momento che i migliori tendono a proseguire gli studi".

Ma come si diventa chimici? Dipende.
Perché le specializzazioni possibili sono tante. Nell’industria alimentare – la cui storia, in Lombardia, si lega a nomi come Locatelli, Galbani, Motta, Alemagna, Eridania – trova occupazione, per esempio, l'analista di laboratorio. L’ingegnere chimico  può lavorare per la grande industria farmaceutica, destinata a crescere in dimensioni e fatturato anche per via del progressivo invecchiamento della popolazione. Biotecnologo, chimico industriale  e perito sono le altre figure su cui si concentra la ricerca di personale nel comparto.

La prima fabbrica chimica italiana nasce nel 1801 nell’area dell’allora convento di San Girolamo, dalle parti di Porta Vercellina. Tutto ha inizio con un tale Francesco o Franco Bossi, “chimico farmaceuta approvato”, che dà il via alla produzione di acido solforico partendo dalla combustione di una miscela di zolfo e salnistro (nitrato di potassio: nitro del Cile).

Tutto ciò è raccontato molto bene nel capitolo, curato da Italo Pasquon, del volume “Innovazione e sviluppo a Milano”, ed. Aim (p. 139).