distretti

Il tessile a Como, a Lecco e nella Valseriana, il cuoio e le calzature nella bassa Bresciana, l’abbigliamento nel Gallaratese, i mobili in Brianza: sono alcuni distretti industriali lombardi.
Impiegano addetti alle macchine, assemblatori, montatori, tecnici, e poi buyer, capi reparto, designer, progettisti, tessitori, operai, chimici e periti, calzolai.
Qual è il loro stato di salute, a due anni dall’esplosione della Grande Crisi? Per avere tutti i dati aggiornati bisogna aspettare la pubblicazione del nuovo rapporto curato dall’Osservatorio Nazionale Distretti Industriali, prevista per il prossimo gennaio. Spulciando il documento dello scorso anno, si scopre che a soffrire nel 2008 sono stati in particolare i distretti dell’abbigliamento: Como, Valseriana e Gallaratese, con cali del fatturato compresi tra il 7,9% e il 9,3%. I numeri del 2009 e quelli del 2010 confermeranno queste difficoltà? All’Osservatorio la sentenza.

Cos’è un distretto industriale?
L’espressione la conia l’economista inglese Alfred Marshall nella seconda metà del diciannovesimo secolo in riferimento alle zone tessili di Lancashire e Sheffield.
“Il distretto industriale”, disse in sostanza Marshall, “è un insieme di imprese che fanno parte di uno stesso settore produttivo, localizzate in un’area circoscritta, tra le quali c’è collaborazione ma anche concorrenza”. In Italia, la presenza è più forte al Nord e al Centro.