meccanica e affini

Il 2009 e il 2010 sono stati, per il comparto della meccanica e affini, anni di lacrime e sangue. Un biennio di ricavi in calo, con un successivo recupero giudicato però troppo lento e un ricorso massiccio alla cassa integrazione.

“La crisi è durissima”, dichiarava lo scorso luglio, nel suo intervento all’assemblea, il presidente di Federmeccanica  Pier Luigi Ceccardi, “ma per un Paese orientato all’export come l’Italia le opportunità non mancano”. Da dove arrivano queste opportunità, lo spiega il presidente di Anima  Sandro Bonomi, che nella sua ultima relazione annuale ha invocato “più Oriente per la meccanica made in Italy”. Insomma, l’Italia guardi all’Asia. A far gola è specialmente la Cina. Ma non solo.

L’orizzonte dell’export italiano è tutto in una sigla, coniata nel 2001 dall’economista di Goldman Sachs Jim O’Neill: Bric. “Tra il 2000 e il 2009”, ha detto Ceccardi, “le nostre esportazioni verso Brasile, Russia, India e Cina sono cresciute, in euro, dieci volte di più di quanto è aumentato l’export metalmeccanico nel suo complesso: +135% contro il +13%”. Un consiglio dunque per chiunque voglia lavorare ai piani alti di questo settore: inglese fluente e, perché no, una buona conoscenza di portoghese, russo, indiano e/o cinese.

In generale, negli anni compresi tra il 1990 e il 2008 l’innovazione tecnologica ha contribuito a far crescere il numero degli impiegati del settore, mentre è sceso quello degli operai. In aumento gli addetti ad alta specializzazione: ancora oggi, l’industria cerca e forma, tra gli altri, montatori, manutentori, installatori e attrezzisti.

“Nella Sesto Vecchia c’erano soprattutto le fabbriche. Era la Sesto operaia degli stabilimenti della Falck, della Ercole Marelli e della Magneti Marelli, dell’Osva e di moltissime altre ditte, più o meno imponenti, quella in cui pure il nome di alcune strade sapeva di operai, di lavoro, come via Laminatoio. Qui, nelle rare volte che ci dovevo andare, mi pareva di sentire per l’aria, oltre al puzzo dei fumi sempre vaganti, anche le note di una canzone allora in voga; diceva ‘Suona campana, suona vien giù la sera, mentre tornava l’uomo dalla ferriera’ e finiva con la tragedia di ‘suona campana vien giù la sera ma non ritorna l’uomo dalla ferriera’”.

Il ricordo è della signora Rossana Turolla, intervistata dagli studenti di Sesto San Giovanni, comune della provincia di Milano, in occasione del concorso “Sesto tra passato e futuro”.

Le interviste complete nel libro Per una città ideale.